Anno nuovo, vita nuova: non sarà così per i venezuelani e per il governo, guidato dal socialista Nicolas Maduro, che cercano di combattere una crisi senza precedenti, che perdura ormai da quasi 4 anni.

IPERINFLAZIONE, PETROLIO E DEBITO PUBBLICO

L’inflazione, stima l’FMI, nel 2018 sarà pari al 2300% (l’inflazione nel mese di Dicembre è stata dell’80%) e, nonostante sia uno dei maggiori Paesi produttori di petrolio, il Venezuela stenta a riprendersi: il basso prezzo del petrolio degli anni trascorsi, non ha che peggiorato la situazione, considerando anche che si è investito solo nel settore energetico. Inutili gli sforzi del governo nell’aumentare i salari agli impiegati statali. Nel 2017, ci sono stati ben 7 rialzi degli stipendi degli impiegati statali, di cui l’ultimo annunciato durante il discorso di fine anno al Palacio de Miraflores di Caracas: Aumento del 40% del salario minimo nazionale. Briciole, tenendo conto dell’iperinflazione che sta flagellando il Paese, affiancata dal brusco calo della produzione di petrolio. L’Organizzazione dei Paesi Esportatori di Petrolio, stima che negli ultimi 2 mesi, c’è stato un calo del 12% della produzione.

Cresce inoltre, il timore per l’ultima tranche di cedole su titoli non pagata alla scadenza da Caracas per la somma di 35 milioni di dollari; secondo la società di investimento Caracas Capital, il debito pubblico arretrato totale, ammonta a circa 1,28 miliardi di dollari. S&P Global Ratings teme che per i prossimi tre mesi, i creditori continuino a non venir pagati. Il presidente Maduro, promette che pagherà tutti gli obbligazionisti nel breve termine, anche se:

<< “Il governo sembra dare la priorità ai pagamenti per la sua compagnia petrolifera statale”, ha affermato Siobhan Morden, managing director di Nomura. “Questo potrebbe essere il segnale che Maduro sta cercando di proteggere le riserve petrolifere del Paese e le risorse energetiche a cui i creditori potrebbero mirare”, ha aggiunto l’esperta. >> – Milano Finanza “Venezuela: ancora un mancato pagamento del debito, aumenta timore default” del 03/01/2018

FAME E MALNUTRIZIONE

Manifestazioni, rivoluzioni? No, il popolo in questo momento è impegnato a trovare qualcosa da mangiare per pranzo e per cena; il ceto medio è scomparso, e ben l’80% di loro vive al di sotto della soglia di povertà. Quelli che ne pagano il prezzo più alto, sono purtroppo i bambini. Eclatante è il caso di un neonato morto per malnutrizione a soli 17 mesi di nome Kenyerber Aquino Merchán, racconta il New York Times. La madre, ha smesso di allattarlo a 3 mesi, perché colpita dal Virus Zika. La soluzione al latte materno era fargli bere latte in polvere, ahimè reperibile soltanto al mercato nero e a caro prezzo (in dollari americani). Non è servito a nulla creare un latte in polvere composto da un mix latte intero e crema di riso, o di mais: poco apporto proteico. Questo è solo uno dei tanti casi. Nell’ultimo periodo, il tasso di mortalità infantile (per neonati fino ad un anno) per cause di malnutrizione è aumentato di ben oltre 100 volte, mentre il presidente Maduro dalla sala regia cerca di nascondere tutto ciò, costringendo addirittura i medici a rimuovere la morte per malnutrizione nelle cause del decesso.

Un sostenitore dell’opposizione che indossa un costume con su scritto “I venezuelani muoiono di fame” e “Il Venezuela agonizza”, prende parte alla manifestazione contro il governo venezuelano del presidente Nicolas Maduro e per commemorare il 59 ° anniversario della fine della dittatura di Marcos. Perez Jimenez a Caracas, Venezuela, 23 Gennaio 2017. REUTERS/Christian Veron 

Non solo neonati o bambini: scalpore ha infatti provocato, l’annuncio di distribuire gratuitamente “la borsa di Natale” contenente i pasti tipici per la cena natalizia. Purtroppo, questi cesti, non sono mai stati effettivamente consegnati. Il Governo ha attribuito la colpa ai portoghesi in qualità di venditori di queste prelibatezze, ma la verità è ben altra: manca il carburante per gli aerei. Il Paese siede su pozzi pieni di petrolio, ma non ha soldi per il carburante.

Si può addirittura morire per un “prosciutto di Natale”. É la storia di Alexandra, una 18enne incinta di 5 mesi, che era in fila da oltre 6 ore, per acquistare un “prosciutto di Natale” promesso dal presidente Maduro a prezzi calmierati; secondo fonti locali è stata uccisa da una pallottola esplosa da un poliziotto ubriaco. La versione ufficiale è però ben diversa: i prosciutti erano insufficienti, perciò la folla ha iniziato a protestare e, un agente diventato molto nervoso, ha cominciato a sparare, colpendo a morte la ragazza.

PETRO LA CRIPTOVALUTA VENEZUELANA: UNA SOLUZIONE A TUTTO CIO’?

Qui di seguito, il commento di Federico Izzi alias Zio Romolo, analista tecnico finanziario riconosciuto tra i maggiori esperti italiani di criptovalute e primo in Italia ad aver pubblicato analisi sulle maggiori crypto:

<< Il Venezuela è la prima Nazione ad adottare ufficialmente una criptomoneta nazionale. L’annuncio del presidente Nicolas Maduro è arrivato in queste prime ore dell’anno a conferma delle indiscrezioni che trapelavano dallo scorso dicembre. Ad ogni singola crypto, che si chiamerà Petro, corrisponderà un barile di petrolio. Dal decreto pubblicato le riserve petrolifere assegnate all’attività corrispondono a 5,3 miliardi di barili di petrolio grezzo, pari ad un valore di 267miliardi di dollari. Chi aderirà all’attività di ‘mining’ per 

creare la criptovaluta avrà la possibilità di acquisire ed utilizzare altre monete digitali scambiate sui circuiti autorizzati. Al portale web aperto per raccogliere le adesioni di persone fisiche e giuridiche, in poche ore sono arrivate oltre 860.000 registrazioni. Secondo le indicazioni fornite dal Ministero della Scienza e Tecnologia, i pc che installeranno il software che consentirà di minare la nuova criptovaluta, saranno interconnessi aderendo al programma chiamato ‘Chamba Juvenil’. Con questa clamorosa decisione l’attuale governo ha intenzione di sfuggire al blocco finanziario causato dalle recenti sanzioni imposte dall’Amministrazione americana, confidando nella domanda internazionale sulle riserve petrolifere venezuelane al fine di stabilire un sistema che permetta al Paese di tornare a svilupparsi attraverso questo nuovo sistema di finanziamento. Negli ultimi mesi il Bitcoin è stato oggetto di attenzione dei venezuelani che vedendo la loro moneta (el bolivar) crollare di oltre il 50% del suo valore nei confronti del dollaro americano, hanno cercato di acquistare Bitcoin per avere una moneta che poteva essere scambiata facilmente senza subire l’inflazione nazionale – oggi la più alta del mondo – utilizzata sia l’acquisto dei beni di prima necessità, sia come bene digitale di ‘rifugio’.

In queste ultime ore anche Mosca ha reso noto che alcuni funzionari russi, su ordine di Vladimir Putin, stanno lavorando per la creazione di una criptovaluta nazionale soprannominata ‘Cryptoruble’ che ha come finalità l’elusione delle sanzioni internazionali che stanno paralizzando gran parte degli scambi con le controparti estere. Lo scorso ottobre il presidente russo aveva pubblicamente dichiarato che ‘le criptovalute, nonostante i rischi significativi che ne derivano, sono già diventate un mezzo di pagamento a tutti gli effetti, nonché un mezzo di investimento in molti Paesi del mondo.’ Successivamente a queste parole lo stesso approvò un piano per regolamentare le offerte di ICO (initial coin offering) e le fabbriche di mining su territorio russo. >>