<<Tesla perde 8.000 dollari al minuto, non arriverà al 2019>>, <<Tesla superstar al Nasdaq>>, <<Tesla è sopravvalutata, Elon Musk lo conferma>>,<<Tesla sorpassa General Motors ed è numero uno a Wall street>>. Questi sono alcuni dei titoli degli articoli dedicati alla Tesla Inc, pubblicati a breve distanza l’uno dall’altro nel corso del 2017. Appare subito chiaro che l’azienda specializzata in veicoli elettrici ad alte prestazioni, è piuttosto controversa e richiama su di sé parecchio interesse. Per chi fosse interessato, ecco un po’ di storia per cercare di inquadrare meglio la società.

La vita della Tesla, decisamente breve per una società automobilistica che è arrivata ad essere capitalizzata per circa 60 miliardi di dollari, comincia nell’estate del 2003 a San Carlos in California (oggi la sede è Palo Alto), quando Martin Eberhard e Marc Tarpenning fondano la società (spinti dal ritiro e distruzione delle EV1, auto elettriche della GM), con l’obiettivo di produrre auto alimentate esclusivamente ad energia elettrica. Nel 2004 Elon Musk, cofondatore di Paypal, si avvicina all’azienda come investitore principale e poco dopo diventa presidente di commissione. Dopo Musk, arrivano finanziamenti da altri nomi conosciuti, come Sergey Brin e Larry Page (fondatori di Google) e Jeff Skoll (ex presidente Ebay). Nel 2008 Musk diventa CEO e l’azienda produce la Tesla Roadster, auto completamente elettrica alimentata da un motore a corrente alternate, molto simile, se non identico, a quello teorizzato dal fisico e inventore Nikola Tesla (da qui il nome) nel 1882. La Roadster rivoluziona il concetto di auto elettrica, presentando prestazioni da automobile sportiva. La Tesla comincia ad accumulare capitali, nel 2009 la Daimler AG compra il 10% della società per 50 milioni di dollari. Nello stesso anno il governo statunitense concede un finanziamento agevolato alla società per circa 500 milioni di dollari, impiegati per lo sviluppo della Model S (prima berlina completamente elettrica). Nel 2010 la Tesla sbarca a Wall Street e raccoglie 200 milioni di dollari in finanziamenti. Durante il 2012 comincia la produzione della Model S e, con più di 100.000 vendite in tre anni, arriva il primo attivo in bilancio. L’azienda si aggiudica la Palma di miglior titolo del Nasdaq 100. Nel 2014, primo caso nell’industria automobilistica, l’azienda adotta una filosofia open source ai suoi brevetti, permettendo a chiunque di utilizzarli. Inizia la costruzione della Tesla Gigafactory, fabbrica in Nevada con l’obiettivo di produrre 500.000 batterie l’anno, per far fronte alle numerose prenotazioni delle auto marchiate Tesla.  Nel 2015 esce la Model X (primo suv a trazione elettrica) e la rivista Forbes la nomina azienda più innovativa al mondo. Nel corso del 2017 è iniziata, seppur in ritardo e a rilento, la produzione della Model 3, auto presentata nel 2016 e che ha ricevuto circa 500.000 prenotazioni corrispondenti a oltre venti miliardi di dollari in vendite. Nel 2017 il colosso cinese Tencent (terza società internet dopo Google e Amazon) acquista il 5% della società californiana, spingendola al secondo tra le società automobilistiche come capitalizzazione (più della Ford e seconda solo alla GM).

Ad oggi la società presenta direzioni opposte tra valore di mercato, che vede la Tesla in cima alle società nel suo settore (capitalizzata per circa 60 miliardi di dollari), e obiettivi aziendali fortemente in ritardo (per non dire falliti). L’ultimo prodotto, la Model 3, è stata presentata nel 2016 come auto elettrica a “basso” costo (35.000 dollari) che avrebbe dovuto segnare il passaggio da un mondo a benzina ad uno elettrico. L’azienda aveva garantito ai propri finanziatori, 5.000 vetture fabbricate a settimana entro la fine del 2017, per arrivare alle 10.000 unità a settimana entro la fine del 2018. Oggi la produzione si è arenata al di sotto delle 800 vetture a settimana. Delle 28.870 vetture vendute durante il 2017, circa 28.000 di esse erano Model S e Model X, cioè proprio i modelli che più di tutti nei prossimi mesi verranno colpiti dalla “nuova concorrenza” di auto elettriche marchiate Audi, Mercedes, BMW e Porsche. A ottobre del 2017 sono stati ritirati 11.000 Model X per problemi di bloccaggio ai sedili e sono arrivati i primi licenziamenti del personale, tra i 400 e i 700. A tutto ciò si aggiungano bilanci perennemente in passivo e perdite nette aumentate oltre le aspettative. La multinazionale Bloomberg ha già dato una data di scadenza all’azienda californiana, il 6 agosto 2018. L’analista Kevin Tynan prevede che la Tesla per questa data avrà bisogno di almeno altri due miliardi di nuovi fondi. L’ex numero due di General Motors Bob Lutz ha parlato di progetti faraonici che faranno sprofondare l’azienda prima del 2019. Forbes ha elencato i 5 motivi per cui la Tesla è una bolla finanziaria. In un clima del genere, Tesla continua a mantenere la stima dei mercati e, Elon Musk lancia una sfida, guiderà l’azienda per almeno altri 10 anni senza ricevere stipendio, in una logica del “tutto o niente” il suo guadagno sarà legato al 100% alle sorti aziendali. La scommessa è divisa in step e se Musk dovesse centrare tutti gli obiettivi, l’azienda passerebbe da una capitalizzazione attuale di circa 60 miliardi di dollari a 650 miliardi di dollari tra dieci anni (Musk otterrebbe il 12% delle azioni, pari a 78 miliardi di dollari).

Non è facile inquadrare un’azienda del genere e prevedere il suo futuro, nonostante i numeri sconcertanti, la Tesla vanta numerosi primati e obiettivi visionari in un campo che certamente entrerà a far parte del mondo del domani. Elon Musk è stato ed è il cuore e il volto di questa azienda ed, ha dimostrato a più riprese di vantare della fiducia degli investitori trasmettendo loro una visione a lungo termine di innovazione e sviluppo a prescindere dal bilancio.