La sfida ad alta velocità sul suolo italiano, da un mese a questa parte, non si gioca più tra Stato e investitori tricolore: sbarca sulla penisola il più grande fondo infrastrutturale al mondo vestito a stelle e strisce.
Si parla della vendita Italo-NTV al gruppo statunitense GIP (Global Infrastructure Partners) guidato dal nigeriano Adebayo “Bayo” Ongulesi.
Il 7 febbraio 2018 è arrivato il sì ad una generosissima proposta che ha comportato la vendita del 100% del capitale sociale della prima società ferroviaria privata in Italia al colosso americano.
La proposta è arrivata proprio quando la NTV era pronta ad approdare in Borsa, la Kepler Cheuvreux, in vista della quotazione, l’aveva lautamente stimata per 2,15 miliardi di euro.
Ma la GIP ha messo sul piatto 1,98 miliardi di euro (2,42 miliardi considerando anche i debiti della società che ricadranno sulla GIP), ha lasciato i 30 milioni di dividenti agli azionisti prevendita e ha permesso a quest’ultimi la possibilità di reinvestire nella NTV fino ad un massimo del 25% dei proventi derivanti dalla vendita alle stesse condizioni di acquisto da parte della GIP.
Tutto ciò, garantisce una valutazione pari a 72 volte gli utili della società e a più di 10 volte il margine operativo lordo previsto per il 2018.
Le parti si sono invertite, oggi sono gli americani a fare agli italiani “un’offerta che non si può rifiutare” ed infatti non è stata rifiutata.
Un affare di questa entità mostra il successo che la competizione dei treni ad alta velocità ha portato nel nostro Paese, per una volta possiamo vederci come pionieri nel Mondo (oltre a noi solo la Corea del Sud ha permesso la liberalizzazione dell’alta velocità) e, siamo riusciti ad anticipare quella che sarà la tendenza europea, a partire dal 2020 è prevista la liberalizzazione dell’alta velocità per tutta l’Europa.
La concorrenza è, spesso, la cura per molti mali (se si tralascia il punto di vista del Monopolista), a tale riguardo le cifre parlano chiaro: in Italia il mondo dei viaggi veloci su binari ha aumentato del 79% l’offerta dal 2011, il duopolio italiano ha abbassato del 40% i prezzi dei biglietti rispetto al periodo monopolistico, il biglietto medio di Frecciarossa/Italo è di 48 euro contro la media europea di 87 euro (a parità di lunghezza tratta e servizio).
Tremano anche gli aerei, la quota di viaggiatori che hanno preferito il treno ad alta velocità per la tratta Roma-Milano, la più ricca d’Italia, è passata dal 37% del 2006 al 67% del 2017.
Con un fondo come la GIP, che gestisce 40 miliardi di dollari, e con un presidente come Ongulesi, che vanta un curriculum che fa di lui un maestro della competizione e dei servizi a basso costo, i viaggiatori possono sperare che questo cambiamento di casacca dell’avversario FS si tramuti in biglietti meno cari e servizi migliori.
Tutti contenti dunque, o meglio, tutti tranne uno.
Con una nota congiunta Pier Carlo Padoan, Ministro delle Economie e delle Finanze, e Carlo Calenda, Ministro dello Sviluppo Economico, sono intervenuti a gamba tesa nella fase più delicata delle trattative, scrivendo:
«È molto positivo che vi sia un grande interesse da parte di potenziali investitori su Ntv. Il merito va alla capacità degli imprenditori, a partire da Banca Intesa, che hanno costruito una grande azienda di servizi con investimenti molto significativi e che hanno saputo con coraggio superare anche momenti di difficoltà. La quotazione in Borsa della società rappresenterebbe il perfetto coronamento di una storia di successo».
La nota risulta inappropriata innanzitutto perché Italo, azienda totalmente privata, non possiede infrastrutture strategiche e, dunque, il governo non avrebbe motivo di intervenire, in secondo luogo lo Stato è proprietario della FS, unico concorrente di Italo, ciò spinge la faccenda nel campo del conflitto d’interesse.
Il governo evidentemente teme per l’unico ramo del gruppo FS in grado di essere quotato in Borsa (per ora l’ipotesi è saltata) e rimanere sul mercato.
Il tutto mostra il solito Stato a due facce che a parole dice di voler attrarre investitori esteri ma nei fatti li scoraggia.