Se ne parla molto in questo ultimo periodo, approfondiamoli insieme in questo articolo.

PIR, acronimo di PIANI INDIVIDUALI DI RISPARMIO, sono stati introdotti dalla Legge di Stabilità 2017; essi hanno cambiato totalmente le abitudini di investimento del piccolo e medio risparmiatore italiano, promettendo alti rendimenti e zero imposte da pagare.

Possiamo definire infatti i PIR, come “grosse scatole fiscali” già esistenti in altri Paesi europei come gli ISA Individual Saving Accounts (UK) o i Plan d’Epargne (Francia), in quanto offrono un vantaggio fiscale sugli utili, con esenzione totale delle imposte sui rendimenti e capital gain, oltre ad essere esenti dalle imposte di successione; possono essere gestioni individuali di portafogli di investimento, fondi comuni d’investimento, SICAV, polizze assicurative, depositi amministrati.

Tecnicamente, per usufruire di queste agevolazioni fiscali, occorre che gli importi investiti, non vengano ritirati prima dei 5 anni e, che la somma investita non sia minore di € 500, con un limite annuale massimo di € 30.000,00 (quindi l’investimento non può superare € 150.000 : € 30.000 x 5 yrs).

Abbiamo detto che essi possono assumere diverse forme giuridiche: lo scopo principale dei PIR è quello di investire nelle PMI, cuore pulsante dell’economia italiana, le quali rappresentano circa il 95% delle imprese esistenti complessivamente sul territorio nazionale (Dati ISTAT). Quindi da un lato, si aiutano le PMI con denaro liquido prontamente disponibile per gli investimenti (di conseguenza valore aggiunto alla crescita economica), da un lato i piccoli e medi risparmiatori italiani sono spronati ad investire in questi strumenti super-vantaggiosi.

CONFRONTO DELLA TASSAZIONE CON ALTRI STRUMENTI FINANZIARI

Per capire meglio, facciamo un confronto tra la tassazione su alcuni strumenti di investimento presenti in Italia e i PIR (modifiche apportate con la riforma della tassazione delle rendite finanziarie in vigore dal 1° luglio 2014):

TASSAZIONE PIR:

Fonte tabelle: Il Sole 24 Ore.

QUANTO RENDONO?

Qui di seguito, un confronto tra vari fondi PIR, in riferimento al tipo e alla categoria di appartenenza (dati Morningstar):

Rendimenti di tutto rispetto a giudicare dalle performance, se non fosse per il fatto che, oltre al rendimento un investitore dovrebbe considerare altri fattori determinanti, quali:

  • PROPRIO PROFILO DI RISCHIO: tenendo conto che l’investimento va detenuto per un minimo di 5 anni, bisogna sapere che titoli appartenenti allo Small e Mid CAP (dove questi fondi investono la maggior parte del capitale) possono perdere oltre il 70% del valore delle proprie azioni o raddoppiare, facendo ricordo anche dei crolli di mercato avvenuti negli anni;
  • PAESE DI INVESTIMENTO: l’Italia non è certo uno dei luoghi più tranquilli al mondo su cui investire;
  • COMMISSIONI: Attenzione alle commissioni: potrebbero mangiare lo sgravio fiscale;
  • CONSULENTE FINANZIARIO: lasciamo stare i consigli del vicino o dell’amico laureato in Economia; per questo genere di investimento, serve un consulente finanziario che ti offra un pacchetto già confezionato o lo confezioni su misura (con differenze sulle commissioni) – tanti promettono la luna, ma quanti sono veramente bravi sul campo di battaglia? Veramente pochi. ATTENZIONE inoltre alle banche che consigliano PIR gestiti da società a loro affiliate o in stretta collaborazione: spesso, non conoscono bene ciò che offrono;
  • CAPITALE: Quanto capitale? Vale la pena, investire tutti i risparmi di una vita nei PIR?

In definitiva, concludiamo che prima di apporre la firma sulle linee tratteggiate del contratto, incantati dai rendimenti a doppia cifra, valutare bene i PRO e CONTRO, calibrando bene entrambi…a meno che non sia patriottico e voglia investire in PIR soltanto per risollevare l’economia nazionale, a prescindere dai rischi e da tutto il resto: se così…beh, si potrebbe valutare anche l’idea di poter diventare un eroe nazionale!