L’unione bancaria del 2012 ha comportato l’introduzione di nuove norme volte non solo a migliorare la stabilità dell’intero sistema finanziario ma anche alla diretta tutela dei depositanti. Perché dunque parlare di Sistemi di Garanzia dei Depositi (DGS)? Cosa sono e perché dovrebbero interessare direttamente i depositanti? La risposta è data dal fatto che i depositi rappresentano ancora una forma di investimento e di gestione della liquidità per le famiglie. La fiducia dei risparmiatori nella capacità delle banche di gestire e rimborsare i depositi è quindi essenziale per la stabilità economica. Ma come fa un depositante medio a capire l’effettivo livello di solidità di una banca? Il caso delle 4 banche Marche ci dimostra che troppo spesso gli investitori non conoscono affatto i rischi connessi agli strumenti bancari cui si affidano ed hanno difficoltà a distinguere tra di essi. Molti risparmiatori, infatti, hanno visto azzerare il valore delle loro azioni e obbligazioni in quanto la nuova normativa europea in materia di risoluzione delle banche in crisi considera tali strumenti ammessi alla copertura delle perdite (cosiddetti bailinable). Tuttavia, alla luce di quanto effettivamente accaduto, è sbagliato dedurre che qualsiasi somma versata in un istituto bancario sia esposta a tale rischio in caso di fallimento. Troppo spesso ormai alla base della sfiducia dei risparmiatori c’è una generalizzazione eccessiva di rischi cui sono esposti. Per questo l’ordinamento nazionale, in linea con quello europeo, prevede un articolato sistema di presidi a salvaguardia del risparmio e dei risparmiatori. Nella gestione delle crisi bancarie la Direttiva 2014/59/UE sul risanamento e la risoluzione delle banche (BRRD) ha introdotto una importante novità a tutela dei depositi, riconoscendone l’importanza sociale ed economica. I depositi fino a 100.000 euro risultano protetti dal Fondo di garanzia cui tutte le banche devono obbligatoriamente aderire per poter operare. Tradotto, ciò significa che tali depositi sono espressamente esclusi da rischi di perdite sia in caso di risoluzione (bail-in) sia di liquidazione coatta amministrativa. Risulta pertanto necessario che i risparmiatori prestino attenzione a distinguere i depositi da altre forme di investimento meno protette. Perché quindi è così importante il ruolo del Sistema di Garanzia dei Depositi? Perché si tratta di istituti che hanno non solo il compito di tutelare direttamente i depositi garantiti (evitando quindi la ben più temibile “corsa agli sportelli”) ma anche perché intervengono in caso di dissesto di una banca (entro certe condizioni e in ultima istanza) al fine di evitarne il fallimento anticipando in tal modo la necessità di rimborso garantendo la continuità operativa della banca. Quindi ciò che può interessare sapere ad un investitore in merito a tale istituzione (che in Italia prende il nome di Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi) è che si tratta di un meccanismo assicurativo che è stato ulteriormente rafforzato a livello europeo su aspetti quali il livello di copertura, i tempi e le modalità dei rimborsi. Nell’ottica di rafforzare la tutela, infatti, si riduce il termine del rimborso da venti a sette giorni lavorativi e si semplifica le modalità di accesso al rimborso. I fondi del DGS sono forniti dalle banche stesse secondo un meccanismo di finanziamento obbligatorio ex ante (che quindi rappresenta un’ulteriore garanzia della disponibilità immediata dei rimborsi) in proporzione alla rischiosità delle singole banche al fine di incentivarle ad assumere una gestione prudente in quanto quindi meno costosa. Inoltre in caso di necessità possono servirsi di contributi ulteriori ‘a chiamata’ a livello europeo. In conclusione, dall’ assetto organizzativo di questa assicurazione sui depositi, possiamo dedurre che l’obiettivo del legislatore comunitario sia quello di preservare la sicurezza dei depositi che, come abbiamo visto, è impossibile intaccare sia in caso di dissesto che in caso di fallimento vero e proprio. Ciascun investitore quindi, a seconda dello strumento finanziario sottoscritto in banca, deve porre attenzione sul grado di copertura che lo stesso ha in caso di fallimento e se sia o meno destinato a coprire le perdite. Sottoscrivere azioni, obbligazioni o altri titoli di debito significa invece accollarsi il rischio di subire una riduzione del loro valore fino al totale annullamento. Tutte queste disposizioni rientrano ovviamente nel più generico obiettivo perseguito dall’Unione Bancaria europea di minimizzare la possibilità dei fallimenti bancari e l’impatto sui singoli paesi riducendo quindi il rischio di elevati costi per risparmiatori, imprese e per la stabilità economica in generale.