L’investimento in vini pregiati si afferma intorno agli anni ’60-’70; più in Europa che negli Stati Uniti, dove la regolamentazione era stringente e vietava ai singoli individui di effettuare operazioni di compravendita per conto proprio. La Francia, da lungo tempo produttrice di vini, rappresenta il luogo di provenienza della maggior parte dei cd. ‘fine wine’, i vini pregiati; le regioni maggiormente apprezzate sono il Bordeaux e la Borgogna. Qualche bottiglia proviene dall’Italia, altre da Spagna, Germania e addirittura California, ma queste ultime rappresentano solo una piccola quota del portafoglio tipico dell’investitore in vini pregiati.

La diversificazione è un aspetto chiave. Solitamente il 65% viene allocato in vini Bordeaux, il 15% in vini della Borgogna e la restante parte suddivisa fra vini degli altri Paesi sopra citati. Tuttavia Jamie Ritchie, capo della divisione Wine di ‘Sotheby’s’, famosa casa d’aste del Regno Unito, spiega come nel 2017 vi sia stato un ribilanciamento a favore dei vini della Borgogna; questi infatti rappresentavano, al pari dei vini Bordeaux, il 40% del portafoglio. Sempre Ritchie sostiene che il principale problema dei vini Bordeaux sia la loro quantità, appunto la maggioranza dei vini pregiati in circolazione.

I Bordeaux sono infatti considerati gli ‘investment grade’ dei vini, anche se le caratteristiche del mercato, ad esempio l’alta volatilità, rendono strutturalmente diversi questi asset dai comuni titoli azionari od obbligazionari.

Questo si può notare già dai primi anni del 1900, quando complici la Grande Guerra e la crisi del 1929 i prezzi dei vini rimasero molto bassi; durante la Seconda Guerra Mondiale invece i prezzi incrementarono del 600% a seguito della distruzione di molta dell’offerta disponibile dovuta all’invasione della Francia da parte della Germania.

In tempi più recenti, la Crisi Finanziaria del 2008, la campagna anti corruzione della Cina del 2012 (da cui il mercato si sta ancora riprendendo) fecero crollare i prezzi dei vini; la ‘Brexit’ del 2016 li fece invece aumentare a seguito dell’indebolimento della sterlina e dunque dell’aumento del potere di acquisto dei consumatori ed investitori esteri.

Dunque i rischi sono molti, basti pensare a quelli naturali legati allo stoccaggio fisico; per fare un esempio, nel 2012 a seguito dell’uragano Sandy negli Stati Uniti lo stabilimento di ‘Wine Care’, un’azienda che si occupava dello stoccaggio di vini, si allag ; il fatto più grave è che non vi era nessuna assicurazione.

D’altra parte i vantaggi sono molto interessanti. In primis, i fine wine sono beni fisici e prodotti in quantità limitate, pertanto il loro consumo porta ad un naturale squilibrio fra domanda ed offerta; la domanda è trascinata dalla crescente ricchezza mondiale; poi migliorano invecchiando, e dunque la loro richiesta tende ad aumentare così come il prezzo; è un bene rifugio, ovvero protegge dall’inflazione; ancora, è poco influenzato dalle turbolenze politico/economiche del mercato e da quelli che Nassim Nicholas Taleb chiamerebbe ‘cigni neri’, eventi improbabili in grado di stravolgere l’economia mondiale.

Il professor Elroy Dimson della Judge Business School di Cambridge, co-autore del paper ‘The Price of Wine’, spiega che i vini pregiati per cui vi è un mercato non sono ovviamente quelli esposti nelle comuni vinerie, ma pezzi particolari e datati quasi da collezione. Inoltre, è importante tenere conto della maturity del vino: i vini oggetto di investimento devono mantenere la loro qualità per periodi di tempo piuttosto elevati per poterne assicurarne il consumo e dunque aumentare di valore nel tempo. L’articolo spiega che, tenendo conto delle spese di stoccaggio e assicurazione ed aggiustando per l’inflazione, sul periodo 1899-2012 i vini pregiati hanno reso annualmente il 4.1%, contro l’1.5% delle obbligazioni, il 2.4% dell’arte ed il 2.8% dei francobolli. Tuttavia, la volatilità dei prezzi è piuttosto alta: il doppio di quella degli altri strumenti sopra citati. Il confronto con l’equity è decisamente negativo: quest’ultima ha avuto un ritorno del 5.2% ed una deviazione standard del 19.8% contro quella al 26.3% dei vini pregiati.

Un’altra peculiarità dell’investimento in vini è la rilevanza della componente ‘piacere’. I vini giovani delle migliori annate tendono, nei primi 20 anni di vita, ad incrementare di valore in misura maggiore dei vini di 40-60 anni di annate meno importanti, troppo vecchi per essere bevuti ma ancora non ricercati dai collezionisti.

Coutts & Co, private banker e wealth manager inglese nonché ottava banca più antica al mondo ora appartenente al gruppo Royal Bank of Scotland, offre una visione dei cosiddetti ‘passion assets’ attraverso il Coutts Index, che traccia i diversi interessi dei propri clienti, dalle auto d’epoca alle proprietà immobiliari, dall’arte ad appunto i vini pregiati, ma non solo. Dal 2005 al 2017 i fine wine hanno offerto rendimenti secondi solo alle macchine d’epoca ed alle monete rare; prima del cambiamento di rotta del 2011 erano gli asset alternativi, fra quelli dell’indice, che rendevano di più.

Con un mercato secondario che occupa circa 5 dei 302 miliardi del mercato globale dei vini, i fine wine rappresentano uno dei più liquidi investimenti alternativi, con spread fra domanda ed offerta che iniziano ad avvicinarsi a quelli dei classici prodotti finanziari. La maggior parte dei prezzi varia fra le 1,000 e le 10,000 sterline, sebbene gli articoli vintage arrivino anche a prezzi ben superiori; i vini nella cassa di legno originaria valgono tipicamente di più ma i migliori sono quelli di prima raccolta, nonostante le difficoltà nell’ottenerli in tempo rendano complicato ricavarne profitto. La classificazione della qualità è effettuata secondo antichi criteri ed i produttori possono avere diverse etichette per la produzione di qualità differenti.

Le bottiglie sono un must-have per circa un quarto degli individui con patrimoni alti, investitori o consumatori: gli investitori provengono principalmente da America ed Europa; in Asia, si tende a comprare vini per il consumo. Nel 2018, Sotheby’s ha venduto 64 milioni di dollari in vini, di cui un 80% è finito nelle mani di collezionisti privati ed un 20% in quelle degli investitori. Tim Triptree, direttore dei vini internazionali di ‘Christie’s’, un’altra casa d’aste inglese, spiega che il 41% dei nuovi clienti proviene dal canale internet, ed il 61% dei compratori appartiene alla fascia d’età 35-55 anni.

Stephen Browett, presidente di ‘Farr Vintners’, uno dei principali venditori di vini all’ingrosso e wine portfolio manager con oltre 500 milioni di dollari in gestione per investimento in vini, spiega come il mercato rilevante sia quello dei vini maturi. Apparentemente infatti, i clienti non cercano le nuove uscite ma i vini vintage; il business consiste nel vendere agli investitori, ricomprare dagli stessi e poi rivendere ai consumatori finali.

Il problema principale di questo settore è sempre stato la trasparenza secondo Giles Cooper, capo marketing e PR di ‘BI Finewine’, un fine wine merchant fondato nel 1997 con uffici a Londra, Hong Kong, Singapore e Los Angeles: si conoscevano i prezzi di vendita ma non quelli di acquisto. Da qui l’idea nel 2009 di lanciare una piattaforma online di fine wine trading, “Livetrade”. Anche ‘Berry Bros & Rudd’, altra azienda che si occupa del brokeraggio di vini, ha sviluppato la sua piattaforma di trading, BBX.

Per chi abbia intenzione di investire in vini pregiati è bene sapere che dal 2000 esiste anche un mercato telematico vero e proprio: il London International Vintners Exchange (Liv-ex). Livex si occupa, tra l’altro, di sviluppare diversi benchmark di riferimento, il principale dei quali è il Liv-ex Fine Wine 100, un indice che traccia l’andamento dei 100 fine wine più ricercati nel mercato secondario.

Tom Gearing, fondatore di Cult Wines, un wine portfolio manager inglese, consiglia un orizzonte temporale di investimento compreso fra i 3 ed i 7 anni, nonostante poi spieghi come la maggior parte dei vini sia commerciata giornalmente. Generalmente comunque la raccomandazione degli esperti è quella di mantenere la posizione dai 5 ai 10 anni.

I ritorni sono in media del 10% all’anno e negli ultimi 30 anni il tasso di crescita del mercato (CAG) è stato dell’11% contro il 4-5% di quello dell’oro e del petrolio.

Le spese di management, compresi i costi di stoccaggio, si aggirano intorno al 10-15% dell’investimento.

Vi sono diversi modi per investire in vini pregiati. Ci si pu  rivolgere ad un broker, ad un fondo d’investimento od organizzare l’acquisto per conto proprio. È necessario tenere conto che Il ruolo degli intermediari è fondamentale in questo mercato, sia perché la scelta dei giusti vini richiede un grande expertise, sia perché questi vengono non solo comprati, ma anche materialmente stoccati, consegnati e controllati.

I broker sono aziende che si occupano del reperimento e dello stoccaggio dei vini, nonché della loro selezione per conto di investitori e/o consumatori; il fine è quello di costruire un portafoglio con certe caratteristiche di rischio e rendimento per i primi, ed offrire servizi di consulenza e vendita ai secondi.

I fondi sono invece schemi di investimento collettivi non regolati; l’esempio più longevo è ‘The Wine Investment Fund’, un fondo comune inglese fondato nel 2003 che accetta sottoscriventi alla fine di ogni mese caricando una fee di sottoscrizione pari al 5%, una management fee annuale dell’1.5% e delle performance fee pari al 20% del rendimento netto oltre una certa soglia prestabilita. L’investimento minimo richiesto per gli investitori retail è di 10,000 sterline, che diventano 1,000,000 per quelli istituzionali. TWIF investe esclusivamente in vini Bordeaux ed ha registrato un incremento del NAV del 148.5% dal suo lancio ad oggi. Molti altri fondi hanno chiuso a causa delle perdite registrate nel periodo di crisi 2011-2014, cui accennato precedentemente.

Una volta reperiti, i vini sono stoccati in speciali magazzini detti “government bonded” che ne permettono il trasferimento verso diversi Stati senza il pagamento di tasse fino al momento di consegna al consumatore finale che voglia ritirare fisicamente la bottiglia. Questi sono i cosiddetti ordini ‘in bond’.

Poi ci sono gli ordini ‘en primeur’ che avvengono prima ancora che i vini siano imbottigliati e rilasciati sul mercato. I vini ordinati secondo questo ultimo metodo sono comunque pagati a prezzi in bond (esclusi quindi di tasse), anche se sono materialmente in un altro Paese; a prescindere dal tipo di ordine, una volta nel Paese di riferimento i vini saranno stoccati in magazzini government bonded. Potremmo dire che gli ordini en primeur sono una specie di futures dei vini. Il rischio è più alto perché vi è l’incertezza collegata al giudizio della critica, ma permettono di guadagnare un 20-40% già in un anno o due.

Alternativamente, il consumatore/investitore pu  provvedere da solo alla ricerca ed allo stoccaggio del vino pregiato, talvolta anche tramite aste, tenendo in considerazione tutti i costi connessi ad assicurazione, trasporto ed immagazzinamento.

Il 20 Marzo 2019 Christie’s, per esempio, ha battuto per 232,750 sterline un set da 12 bottiglie di Domaine de la Romanèe-Conti del 1988, proveniente dalla Borgogna. In questi casi tuttavia, considerando le fee structure delle principali case d’asta, il venditore del vino riesce a recuperare solo il 75% circa del valore battuto, senza considerare i costi di trasferimento fisico.

Nel caso in cui il lettore decidesse di investire in vini pregiati, oltre a seguire i suggerimenti implicitamente presentati sopra, si può  rifare ai quattro consigli che raccomanda su Forbes, John Kapon, membro della terza generazione alla presidenza di Acker, il più antico wine merchant statunitense. Questi sono: focalizzarsi e comprare i migliori brand; se possibile comprare i vini nel packaging e nella quantità originale; non aver paura di alzare il prezzo per i brand rari; immagazzinare i vini in ambienti ottimali.

Articolo scritto da Alessandro Petracchi

Sources:

https://en.wikipedia.org/wiki/London_International_Vintners_Exchange https://en.wikipedia.org/wiki/Investment_wine
https://intelligent-partnership.com/wine-as-an-alternative-investment-product/
https://www.biwine.com/about-wine-investment
http://www.wineinvestmentfund.com/index.aspx
https://www.finewinedirect.co.uk/pages/in-bond-and-en-primeur
https://www.reuters.com/article/column-saftonwealth/saft-on-wealth-drink-dont-hold-finewine-idUSL1N0UF16K20141231
https://www.telegraph.co.uk/investing/news/top-10-investment-wines-returned-150pc-fiveyears/ https://www.economist.com/finance-and-economics/2019/04/05/investing-in-fine-wine https://www.wineinvestment.com/our-services/portfolio-management/ https://www.coutts.com/insight-articles/news/2017/coutts-passion-assets-index-2017.html https://www.bloomberg.com/news/articles/2018-07-19/why-the-best-investment-vehicle-isone-you-can-drink https://www.farrvintners.com
https://www.youtube.com/watch?v=DJoqCT3yDeY
https://www.youtube.com/watch?v=B3-kueVbkI0