Appuntamento settimanale con la rubrica “Geopolitics” di Riccardo Bertolini.

La visita di Xi a Roma e le possibili conseguenze

Il presidente cinese Xi, arrivato a Roma il 21 marzo, ha un’agenda fittissima. Il 22 marzo ha l’incontro con il presidente Mattarella e la visita alla Camera e al Senato. Per oggi 23 marzo è previsto l’incontro con il presidente del consiglio Conte e la famosa e tanto discussa, seppur tardivamente, firma per il memorandum di adesione alle Nuove vie della seta. E proprio questo punto ha creato tante polemiche nel nostro paese, tra chi sosteneva che fosse fondamentale per il rilancio della nostra economia, e chi lo ha aspramente criticato poiché porterebbe ad incrinare i rapporti con USA ed Europa. In particolare sono le ripercussioni di Washington che spaventano coloro contrari a questa firma.

Le possibili ripercussioni della firma

Gli Stati Uniti infatti non vedono di buon occhio questa firma, poiché nel pieno di uno scontro con i cinesi, e un paese come l’Italia, membro del G7 e alleato fondamentale degli USA che firma un intesa con la Cina non può che creare sdegno. Infatti rischiamo dal gigante a stelle e strisce delle gravi ripercussioni, sia dal punto di vista dell’intelligence, infatti rischiamo che Washington non passi più le informazioni fondamentali ai nostri servizi, sia dal punto di vista economico, infatti è molto probabile che se non troviamo un’intesa e un accordo con Washington questa possa spingere le agenzie di rating ad alimentare la già diffusa sfiducia dei mercati nei nostri confronti, rendendo vano lo sforzo di rilanciare l’economia compiuto finora, affossandola definitivamente.

L’obbiettivo del Memorandum

Questo memorandum secondo il governo (che su questo argomento è diviso) è quello di rafforzare i rapporti con i cinesi solo sul piano economico, e che comunque questo memorandum non è vincolante sul piano legale. Questa adesione potrebbe portare dei grossi vantaggi all’economia, con i porti di Genova e Trieste che potrebbero diventare degli snodi fondamentali per il commercio dall’Asia al nord Europa, tagliando fuori i porti di Rotterdam, Anversa e Amburgo, e per l’economia italiana sarebbe sicuramente un toccasana. Inoltre vista la visita privata di Xi a Palermo si pensa che possano arrivare degli investimenti anche per Palermo e per tutto il sud Italia, che potrebbe diventare lo snodo fondamentale per il collegamento con l’Africa e un Hub europeo per il gas del continente nero. Inoltre dopo questa firma inizieranno circa 50 collaborazioni tra enti italiani e aziende cinesi per lo sviluppo economico ed infrastrutturale dell’Italia.
Il governo ha sottolineato che questo memorandum però escludo la tecnologia 5G, che è molto cara agli Stati Uniti, visto che sono presenti diverse basi militari, sia USA che Nato, sul nostro territorio. Eppure nonostante queste dichiarazioni gli Americani non hanno smesso esprimere il loro dissenso sulla questione; d’altronde lo sviluppo in Italia della nuova tecnologia è legato alle aziende cinesi di Huawei e Zte, accusate dagli USA di spionaggio.

La posizione Europea

Paesi come Germania Francia e Regno Unito hanno scambi commerciali e rapporti economici maggiori del nostro paese con la Cina, eppure non hanno firmato questo memorandum di adesione alla Bri, a dimostrazione di quanto sia delicata la questione.
Inoltre la scorsa settimana l’UE ha dichiarato che la Cina è un rivale sistemico, e ha proposto un piano per riequilibrare i rapporti con Pechino.


Infatti nella prossima settimana Xi volerà a Parigi per incontrarsi con Macron, la Merkel e Juncker.
Questo dimostra che l’adesione dell’Italia alla Bri trova terreno sfavorevole in Europa, e che l’Italia non è allineata con gli interessi europei. Ma questo è più che ovvio, visto che gli europei si vedrebbero tagliati fuori i loro porti del nord in favore di quelli italiani. Però bisogna anche considerare che la loro è una scelta non solo economica, ma anche strategica, in quanto non vogliono incrinare i già fragili rapporti con gli USA.

Le conclusioni dell’autore

Come già detto la scorsa settimana, l’Italia sta facendo un gioco molto pericoloso, e deve prestare attenzioni perché rischia la disfatta.
Ma detto ciò, dovrebbe iniziare ad instaurare un dialogo con Washington sulla questione, e riuscire a tranquillizzare gli Americani sul fatto che le telecomunicazioni non andranno in mano ai cinesi, e che si tratta di semplici sperimentazioni. D’altronde tutti i maggiori paesi europei (compresi Francia e Germania) stanno collaborando con Huawei e Zte per la tecnologia 5G. L’Italia dovrebbe sfruttare la situazione per porsi agli occhi di Washington come il perno per ridimensionare la Germania, e al tempo stesso come chiave di lettura del mondo cinese, così da diventare fondamentale. Ma se non dovesse riuscire in questo intento, l’Italia opererebbe su un terreno geopolitico sfavorevole e contrario, con i giganti della finanza mondiale pronti a far pagare all’Italia il prezzo di tale azione, a partire dalle agenzie di rating, che sotto pressione di Washington non hanno ulteriormente abbassare ulteriormente il rating italiano.
Ma cosa ci guadagna da questo la Cina?
Pechino vuole aumentare il proprio soft power di Pechino in Europa, e la collaborazione intavolata con Roma va bel oltre la questione economica: servirà a lucidare il marchio cinese agli occhi del mondo, quindi saremmo la loro chiave di ingresso in Occidente.

Articolo scritto da Riccardo Bertolini