Quali sono le conseguenze del mancato insegnamento di materie economico-giuridiche sin dagli anni del liceo? Sicuramente il rischio è quello di uscire da scuola senza avere la benché minima nozione di economia in un contesto nazionale ed europeo che invece richiederebbe sempre più una formazione di questo tipo proprio per l’intensificarsi del ruolo che queste variabili hanno sulla nostra vita quotidiana. Ad oggi si arriva al diploma senza aver mai fatto alcuna lezione di economia e senza aver mai studiato pilastri giuridici come la costituzione e il ruolo dello Stato, a meno che non si frequenti una scuola di indirizzo economico. Chiaramente questo porta a chiedersi quanto ancora risultino importanti materie classiche come il greco o il latino o filosofia se poi non si sviluppa un’adeguata percezione della realtà che risulta importante sia per la vita quotidiana che per indirizzare i ragazzi verso un’ adeguata scelta in ambito universitario.

In merito si sono espressi anche il Parlamento Europeo ed il Consiglio Europeo, le cui “Raccomandazioni” sottolineano che tra le otto competenze chiave grande importanza è data alle “Competenze sociali e civiche” che includono «competenze personali, interpersonali e interculturali e riguardano tutte le forme di comportamento che consentono alle persone di partecipare in modo efficace e costruttivo alla vita sociale e lavorativa, in particolare alla vita in società sempre più diversificate, come anche a risolvere i conflitti ove ciò sia necessario. La competenza civica dota le persone degli strumenti per partecipare appieno alla vita civile grazie alla conoscenza dei concetti e delle strutture sociopolitici e all’impegno a una partecipazione attiva e democratica». E ancora: «È essenziale inoltre comprendere le dimensioni multiculturali e socioeconomiche delle società europee e il modo in cui l’identità culturale nazionale interagisce con l’identità europea».

Questo non è solo un problema italiano. Come si è visto nel periodo della crisi, questa originò in America e alla base ci furono forti violazioni di semplici regole di buonsenso economico. Ma in ogni caso sapere di economia e di finanza serve a tutti. Non a caso negli  Stati Uniti, il ministro del Tesoro Geithner e il ministro della Educazione Duncan hanno già lanciato alcuni progetti di educazione finanziaria nelle scuole. Analoghi programmi sono già stati adottati in Inghilterra, uno dei primi paesi a documentare la mancanza di competenza finanziaria degli individui. E se è importante che i giovani acquisiscano nozioni di economia e finanza, prima e non dopo avere preso decisioni finanziarie, è altrettanto importante che possano avere accesso a queste informazioni a prescindere dalle loro condizioni sociali.

Tornando alla domanda iniziale quindi le conseguenze di questo analfabetismo possono ripercuotersi in modo tangibile nella realtà quotidiana. Certamente si tratta di studi che potrebbero far entrare i ragazzi nell’ottica del senso di educazione civica e sociale, norme di comportamento da cui si sentono attualmente molto distaccati in quanto appartenenti al mondo dei “grandi”. Per quanto riguarda lo studio economico potrebbe portare all’acquisizione di nozioni basilari che consentono poi di sviluppare autonomamente una cultura finanziaria che dia consapevolezza su scelte fondamentali di investimento, mercati, mercato del lavoro, ecc.. Chiaramente possedere un’adeguata cultura economica e giuridica non può tradursi in uno studio scolastico che poi sia archiviato e completato nei 5 anni poiché necessita di un continuo aggiornamento. Ma conoscerne il funzionamento e i suoi principi permette alle persone di analizzare tematiche di attualità e fare scelte personali con maggior consapevolezza in un’epoca che sempre più risulta governata dall’economia. Farne a meno significherebbe restare isolati dal mondo circostante.