La vicenda EMA (European Medicines Agency) sembra essersi virtualmente chiusa (male) per Milano e l’Italia. Dopo la richiesta alla Commissione Europea da parte del presidente dell’europarlamento Tajani di tutta la documentazione relativa alla procedura di assegnazione della nuova sede all’agenzia europea del farmaco, una delegazione dell’europarlamento, guidata da La Via (eurodeputato italiano di NCD), ha effettuato un sopralluogo nella sede provvisoria di Amsterdam. Le principali perplessità riguarderebbero la durata dei lavori di adeguamento alle quali però il vicepremier olandese De Jonge ha prontamente risposto molto obamianamente con un “yes we can, we will”. Le cose per l’Italia, dopo un primo spiraglio che sembrava essersi aperto, si fanno dunque in salita. Milano era stata in testa ai sondaggi per buona parte della procedura di assegnazione vincendo la prima votazione ma perdendo “alla monetina” proprio contro Amsterdam in seguito all’ex aequo dell’ultima votazione. Per il sindaco di Milano Giuseppe Sala la partita però è tutt’altro che finita. Ospitare la sede centrale dell’agenzia europea del farmaco avrebbe un importante impatto politico ed economico sul nostro paese. L’Italia è infatti il secondo produttore europeo di farmaci (secondo solo alla Germania) e ne esporta oltre il 73%. La qualità della ricerca scientifica di settore è una delle punte di diamante della nostra economia e continua ad attrarre investimenti che permettono la creazione di posti di lavoro. La leadership economica esercitata dall’Italia e dalla Lombardia nell’industria farmaceutica potrebbe costituire un vantaggio politico importante in futuro. Molte sedi centrali di aziende farmaceutiche potrebbero decidere di spostarsi oltralpe per questioni di vicinanza geografica con l’authority e quindi di migliore gestione delle negoziazioni. L’EMA inoltre si fa carico periodicamente di organizzare conferenze ed eventi che porterebbero nel capoluogo milanese un flusso di persone non trascurabile (si parla di circa 65mila pernottamenti annui), non considerando i circa 800 dipendenti (con famiglie al seguito) che si dovranno trasferire da Londra. Monetizzando il tutto si parla di introiti per quasi due miliardi di euro annui (fonte money.it). La decisione ora è nelle mani dell’Europarlamento che ancora deve approvare l’assegnazione. Sebbene l’Italia possa contare sui voti dei propri 73 eurodeputati, avrà bisogno del supporto del parlamento europeo in seduta plenaria (751 membri) per riuscire a spuntarla su Amsterdam.